Museo Archeologico di Castro

"Antonio Lazzari"

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DanteDì al MAR di Castro (Lecce)

martedì 24 marzo 2020

Il 25 marzo si celebra, per prima volta nella storia d’Italia, su proposta dell’Accademia della Crusca, il DanteDì, la giornata dedicata al Sommo Poeta ed alla nostra bellissima lingua italiana.

Anche il MAR di Castro aveva in programma una iniziativa, da realizzare insieme agli allievi dell’IPSEO, l’Istituto Alberghiero “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme e del Liceo Classico Palmieri di Lecce, d’intesa con la Società Dante Alighieri, comitato salentino. Castro infatti è l’unico centro del Salento legato alla Commedia di Dante, attraverso la figura di Enea, l’eroe che sarebbe sbarcato ai piedi del santuario di Atena, che gli scavi recenti hanno portato alla luce proprio a Castro. Si stava programmando la visita agli scavi ed al Museo Archeologico e la lettura dei brani della Commedia che si riferiscono ad Enea, come i versi del Canto I dell’Inferno in cui Virgilio si presenta al Poeta evocando la figura dell’eroe troiano protagonista della sua opera maggiore, l’Eneide:


Inferno, Canto I, 67-75

Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.
Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d'Anchise che venne di Troia,
poi che 'l superbo Ilïón fu combusto.


Purtroppo la sciagura del Covid-19 abbattutasi sull’ Italia e sul mondo intero ha impedito questa iniziativa. Non ci resta che accettare l’invito del prof. Francesco Sabatini, Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, di ritrovarci il 25 marzo, alle 18, per recitare tutti insieme i versi iniziali e finali dell’Inferno che descrivono bene l’angoscia della “selva oscura” in cui ci troviamo, certi però di tornare “a riveder le stelle”.


Inferno, Canto I, 1-9

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant' è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.


Inferno, Canto XXXIV, 133-139

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
esanza cura aver d'alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.